Nereo: il simbolo del MUSNAF

Nereo: il simbolo del MUSNAF

Nereo: il simbolo del MUSNAF

Il simbolo del Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici è lo scheletro di balenottera comune che si trova nella corte.
L’esemplare lungo 15 metri si era spiaggiato nel 1974 in una costa vicino a Piombino (Livorno). Lo scheletro, recuperato e ricostruito dallo stesso Museo, è esposto dal 1986.
A fine 2017 è nato il logo a lui ispirato. Dal 19 Febbraio 2020 si chiama Nereo, nome risultato più votato, anche attraverso un sondaggio social, fra quelli proposti dai visitatori.

Sul canale Youtube c’è un digital Storytelling dedicato: https://www.youtube.com/watch?v=95gm10Fjlmc&t

Statuetta di bambino

Statuetta di bambino

Statuetta di bambino

Museo Casteggio

Bambino seduto con il corpo fortemente inclinato in avanti: il braccio destro era proteso e il sinistro verosimilmente allungato verso il basso: la gamba sinistra è ripiegata verso l’interno e la destra originariamente portata in avanti.

La testa è girata verso destra; il collo breve è quasi incassato nelle spalle. I capelli sono indicati a corte ciocche, dallo scarso risalto, segnate da tratti sottili.

Gli occhi sono in argento, con la pupilla incisa. I dettagli del volto paffuto sono abbastanza definiti. Sono indicati con una certa cura anche i particolari anatomici delle membra adipose. La parte inferiore appiattita per l’appoggio: la superficie scabra indica l’adesione a una base.

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La statuetta si ispira a modelli dell’Ellenismo e in particolare a un prototipo illustre: la statua di bambino seduto che poggia la mano sinistra su una volpoca, quasi soffocandola, mentre alza il braccio destro e il viso in un’espressione di stupore, riprodotta negli esemplari marmorei di Vienna e di Firenze. In tale tipo statuario si riconoscere la replica dell’opera di Boethos descritta nel IV Mimiambo di Eroda, posta nell’Asklepeion di Kos e creata intorno alla metà del III secolo a. C. Il bronzetto di Casteggio, pur lacunoso e privo degli attributi, ne ripete esattamente l’impostazione del corpo, decisamente proteso in avanti, e la posizione di braccia, gambe e testa. La capigliatura è strutturata diversamente mentre è assente dal viso l’espressione di stupore: sono motivi che rimandano alle numerose rielaborazioni del modello.

Lo schema figurativo, infatti, venne utilizzato in epoca ellenistico-romana anche per la rappresentazione di Eracle bambino che strozza i serpenti mandati da Era, schiacciandone uno a terra e soffocando l’altro con la manina destra alzata, come illustra una statuetta ai Musei Capitolini, e quindi per una serie di raffigurazioni infantili dalle infinite varianti, di carattere decorativo, sia nelle statuette marmoree sia nei bronzetti di età romana. Tra questi ultimi si possono citare, per la vicinanza all’esemplare di Casteggio, un Herakliskos che strozza i serpenti alla Bibliothéque Nationale di Parigi e un altro a Verona, oppure un putto con la tortorella ad Avignone, uno con coniglio uccellino a Bavai, un altro ancora con un bastone nella mano sinistra a Cuenca. Ma vanno ricordate anche le numerose immagini di bambini bacchici (o di Bacco bambino), seduti con il grappolo d’uva in mano.

In assenza degli attributi non è determinabile con sicurezza il soggetto rappresentato nel bronzetto di Casteggio, anche se il tema del bambino con un animale appare il più probabile. Si tratta comunque di un’opera di qualità, come denota la cura dei particolari nel trattamento del corpo e nella realizzazione tecnica: l’aggiunta di argento negli occhi conferisce un tocco di colore e di preziosità a un elemento decorativo già caratterizzato dalla piacevolezza del soggetto.

La freschezza del modellato, la sensibilità per i valori plastici, la cura della realizzazione fanno pensare a una datazione nel I-II secolo d.C.

Tamburo / Drum

Tamburo / Drum

Tamburo / Drum

03.07.2021
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Il ritmo è alla base della vita: suonare e ascoltare le percussioni è da sempre una pratica diffusa e il tamburo è lo strumento presente in ogni cultura.

Il suono riporta al battito del cuore e il suo ritmo altera le frequenze cerebrali generando un profondo benessere psicofisico; per questo il tamburo è anche considerato uno strumento di guarigione.

Da anni fotografo donne intente in pratiche spirituali e, aldilà di ogni credo e cultura, per loro il tamburo, col suo ritmo costante ed ipnotico, diventa il potente alleato per l’accesso a realtà fuori dall’ordinario.

 

In questa foto le donne di un cerchio sciamanico che opera per la consapevolezza del Femminile scaldano al fuoco la pelle dei loro tamburi prima di un rito spirituale.

 

Trovate questa e le altre bellissime foto di Valeria Gradizzi sul suo sito https://www.valeriagradizzi.com/

Rocce / Rocks

Rocce / Rocks

Rocce / Rocks

03.02.2021
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Rocce - Rocks

Di frammenti di roccia, definiti volgarmente sassi, ne conservo moltissimi. Una passione che nasce sin da piccino, quando vidi per la prima volta un cartone animato che raccontava la storia di una viaggio incredibile, Viaggio al centro della Terra (J. Verne). L’avró riguardato non so quante altre volte prima di essere in grado di leggerne il libro. Dall’Islanda a Stromboli (Isole Eolie), questi sono la partenza e l’arrivo del magico viaggio. Ecco che allora per rendere omaggio all’innesco di questa mia passione, ho voluto accostare un’ossidiana (sinistra, vetrosa) proveniente da un’isola Eoliana (Lipari) a due frammenti di basalto provenienti invece dalla lontata Islanda. Le rocce sono cose, che se osservate attentamente, possono raccontarci moltissimo del pianeta che abitiamo.

Bracciali / Bracelets

Bracciali / Bracelets

Bracciali / Bracelets

Bracciali - Bracelets

Passioni, viaggi e persone. Potrei ritrovare aneddoti per tantissimi attimi di vita vissuti soltanto guardandone uno, anche di quelli usurati e ormai abbandonati in un cassetto da anni. Come le fotografie, i bracciali raccontano chi sei e chi sei stato.

Orsacchiotto / Teddy bear

Orsacchiotto / Teddy bear

Orsacchiotto / Teddy bear

Orsacchiotto - Teddy bear

Ai più sembrerà solo un semplicissimo orsacchiotto di peluche, ma per me, come accade spesso per le cose che amiamo, è molto di più.
Ha valore enorme perché mi ricorda qualcuno, qualcuno a cui ero molto legata e che, purtroppo, non c’è più.
Mi fu regalato da mia nonna Dolores quando andavo all’asilo, avrò avuto circa 4 anni: ricordo ancora il momento in cui scartai il pacchetto e, felicissima, decisi di chiamare l’orsetto Fiocchettino, per via del suo fiocchetto rosso a pois bianchi.
Oggi, che di anni ne ho 27, Fiocchettino è ancora con me: seduto sempre sul mio cuscino a ricordarmi quel legame speciale che avevo con la mia nonna e che nemmeno la morte ha potuto spezzare.